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Il maschio fragile di Alessandro Meluzzi

Una riflessione di David Cantagalli

L’epoca contemporanea ha irrimediabilmente amputato l’umano rendendolo deforme, quasi irriconoscibile. Se per certi versi è innegabile che la vita materiale abbia ricevuto importanti benefici dalla scienza e in generale dal progresso, non si può dire altrettanto dei rapporti tra le persone e degli affetti.

Se da un lato l’uomo è in grado di soddisfare ogni suo desiderio e necessità materiale, dall’altro sembra che oggi si sia smarrita la bussola nei rapporti con gli altri, soprattutto con le persone particolarmente vicine e “amate”.

Sono diverse le forme di smarrimento umano, ma quella che più colpisce, anche perché è costantemente presente nelle pagine di cronaca nera, è il cosiddetto fenomeno del femminicidio, parola orribile, ovvero l’uccisione volontaria di fidanzate, mogli, amanti e di tutte le violenze contro le donne.

L’uccisione di una donna non è certo una novità nella storia delle efferatezze umane. In passato, e in alcune circostanze particolari, uccidere una donna non era come uccidere un uomo e la pena inflitta era addirittura attenuata. Solo per ricordarlo a chi ama giocare al profeta di sventura professionista a cui piace dire “si stava meglio quando si stava peggio”, ignorando o tacendo sulla verità.

D’altro canto, è innegabile che, in questa nostra epoca, dove la “qualità” della vita e il benessere hanno portato vantaggi per tutti, ma ancora di più a pochi, l’uccisione di un essere umano di sesso femminile sia tornata “in auge” come mai prima.

Questa recrudescenza di violenza, non solo verso le donne, ma prevalentemente nei loro confronti, nasce da quella metamorfosi, di cui facevo cenno poco sopra, che ha cambiato in modo profondo l’affettività umana. Senza addentrarmi nel campo della psichiatria e della psicoanalisi (per questo vi rimando alle pagine del prof. Alessandro Meluzzi, Il maschio fragile) non può sfuggire, però, che un contributo determinante a questo cambiamento sia stato dato proprio da quella qualità della vita e da quel benessere che pure hanno migliorato non poco l’esistenza umana.

L’immediata disponibilità di beni e di servizi e la possibilità di soddisfare ogni desiderio – sempre che si abbia a disposizione denaro sonante o virtuale – ha accentuato un antico “difetto umano”, quello cioè di possedere le cose materiali e immateriali che intersechino il perimetro del nostro ego.

Il senso del possesso, che in molti casi nella nostra società può assumere caratteristiche compulsive, oggi più che in altre epoche ha subito una tale mutazione che per molti è diventato ormai difficile distinguere cosa è un bene materiale e cosa non lo è: anche la vita è diventato un bene di cui vogliamo poter disporre, vogliamo possedere.

Si dispone quindi degli altri a proprio piacimento per realizzare un proprio interesse o desiderio, considerando l’altro né più né meno che una cosa. Va da sé che quando una “cosa” non è più utile, non soddisfa più i nostri desideri e le nostre aspettative, nella migliore delle ipotesi si accantona, nella peggiore si distrugge. Amare non è più amare, perché all’amore si sottrae tutto ciò che riempie di significato l’amore stesso, fino a ridurre la persona “amata” a una cosa, fatta solo di carne e ossa.

Carne e ossa che possono essere lacerate e spezzate là dove finisce il motivo della nostra eccitazione o del nostro desiderio.

Alla base di tutto questo, c’è sopratutto l’incapacità di attribuire la meraviglia e la bellezza dell’amore ad un’esperienza in bilico tra il metafisico e il razionale, tra l’umano e il divino. L’amore così rinnega se stesso e finisce con l’antitesi, con l’esatto contrario di quello che è stato, ossia dono disinteressato e pieno, di sé all’altro. La disperazione di ciò che non potrà più essere, di ciò che sembrava eterno, stritola e sopprime la vita dell’altro, della persona immensamente amata, ed ora odiata.

Ma l’Amore è appunto l’unica possibilità concreta e reale di oltrepassare i nostri limiti umani e fare esperienza di una tenerezza “sovraumana” e divina, che è pienezza di carità e cancellazione di un ego che porta l’uomo a considerarsi il centro del cosmo e della vita, propria e altrui.

Prof. Meluzzi ” Il Maschio Fragile – Scopri il bastardo che c’è in te” 

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