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L’ultima Regina

L’ultima Regina

di David Cantagalli

 

C’è un inizio e c’è una fine. L’inizio non dipende dal protagonista, da chi nasce, così, in egual modo, la fine non dipende da chi muore. L’inizio ha origine da un atto di amore, che non sempre risponde al criterio di dare corpo a un desiderio di felicità che si esprime in un sentimento che è umano e sovraumano.

L’amore, la morte, la gioia, il dolore sono attesi, ma non dipendono da un nostro atto di volontà. Li possiamo desiderare, sperare, rifiutare, ma non dipendono dalla nostra volontà. Accade spesso che questa dinamica venga forzata o costretta, ma il risultato non è lo stesso, anzi, spesso le attese vengono tradite e l’evento che irrompe nella nostra vita non ha le caratteristiche che auspichiamo. Quando invece ciò accade, improvvisamente esso suscita in noi la sorpresa e la meraviglia, o la paura e il rifiuto. L’evento comunque provoca in noi sorpresa. In un istante il nostro cuore e la nostra mente vengono sottratti alla volontà e al desiderio e operano come mossi da altro. L’evento che irrompe nella nostra esistenza e che dilata il cuore e si impone alla mente è connotato da una sola caratteristica: il per sempre. È evidente come questa caratteristica si manifesti nella morte e altrettanto evidente è come essa sia presente in un sentimento come l’amore, ove quello che si prova è talmente rispondente al nostro desiderio di felicità che vorremmo che tutta la nostra vita sia così per sempre.

Un inizio e una fine, e nel mezzo una serie di eventi desiderati o non desiderati che si dipanano nell’esistenza di ciascuno di noi. Una vita ove tutto ciò che è programmato e desiderato non ha lo stesso potere di ciò che accade in modo improvviso. L’uomo in questa dinamica può e deve far tesoro di ciò che suscita la meraviglia, considerando il per sempre come parametro per soppesare la sua vita e scegliere, trattenendolo a sé, ciò che desidera e cerca.

Tutta la nostra esistenza dovrebbe essere una ricerca costante di ciò che in un istante si è rivelato come indiscutibilmente vero. Il motore della nostra vita è la ricerca incessante di quell’evento. Chi perde la speranza che ciò accada e si affida al proprio desiderio e alla propria volontà costruisce intorno a sé una felicità destinata a consumarsi e un rifiuto irrazionale di ciò che improvvisamente turba lo scorrere di una vita programmata. Con ciò non intendo dire che la volontà e il nostro desiderio non abbiano importanza nella nostra vita; essi sono certamente essenziali. Voglio invece sottolineare come l’evento che suscita meraviglia debba essere considerato dal nostro cuore e della nostra mente come unità di misura con cui soppesare tutto ciò che accade nella nostra vita.

Erano queste, insieme a tante altre, le riflessioni che facevo nel periodo in cui mio babbo Pietro, erede di un’opera iniziata dal nonno Ezio, accusava i primi problemi di salute. Improvvisamente, una vita che scorreva in modo più o meno sereno è stata turbata da un evento non atteso. Un evento che è divenuto, nel dipanarsi dei giorni, dei mesi e degli anni, sempre più drammatico e doloroso. Nonostante le cure di tutti quelli che gli volevano bene, di tutti i medici e gli specialisti, la sua vita era ormai stata afferrata da qualcosa che lo conduceva là dove nessuno poteva prevedere o forzare ciò che stava avvenendo. Gli ultimi giorni del babbo sono stati agitati, irrequieti al punto tale che nessuno avrebbe mai previsto un ultimo giorno in cui Pietro, improvvisamente, è divenuto sereno.

Confesso che a un amico ho chiesto perché Cristo morto in Croce, che ha provato sofferenze inaudite sulla sua carne, non volgesse il Suo sguardo verso il babbo, come fece sul calvario appeso alla croce guardando il ladrone “buono”. Pensando ciò, ho avuto come un moto di ribellione e di rifiuto dell’evento, provando un’amarezza e uno sconforto laceranti. D’un tratto ciò che nessuno avrebbe mai previsto è accaduto: il babbo, sereno, si è spento nel sonno, in un giorno in cui nessuno avrebbe previsto quella fine. Cristo crocifisso ha volto il Suo sguardo verso il Suo figlio, ha allungato la sua mano stringendo quella di Pietro, con dolcezza lo ha abbracciato e lo ha portato con sé. Mi conforta pensare che Sua Madre abbia sussurrato a Suo figlio: prendilo con te, tendi la tua mano e stringilo al Tuo petto.

In questo mio breve ricordo, avrei certo potuto parlare del babbo, di quello che lui ha fatto per la Chiesa, per Siena, per la cultura italiana e per noi tutti; avrei potuto descrivere le tante, stupende giornate passate insieme ai nostri cani – Pelle, Tino, Artico, Spino, Bella, Brino, Love e Rosi – a rincorrere e a cercare l’evento inatteso, colti dalla meraviglia del sublime che dà significato alla vita; avrei potuto parlare dell’amore che ci ha legato e di quello che ho condiviso con lui fin dalla mia tenera età. Avrei potuto scrivere un elogio di Pietro, fare l’elenco di tutti i riconoscimenti e le dignità che ha ricevuto per il suo lavoro, ma ho preferito condividere con voi un momento della sua vita, e della mia, come se chi legge fosse un fratello, una sorella, una moglie, un amico.

Mi piace ricordarlo la sera prima della sua morte, intento per l’ultima volta a rileggere le bozze della “Messa col popolo”. Mi piace ricordarlo incantato a contemplare la bellezza del creato, al confine tra le terre di Siena e quelle di Maremma, rapito da chi sa quale istante che dà significato a tutta la vita, assorto a recitare una preghiera di ringraziamento a Dio che gli ha permesso di vivere una vita così intensa e bella; mi piace ricordarlo con quei suoi occhi di bambino, commossi dall’inatteso evento del cane che ferma la regina del bosco; mi piace ricordarlo rintanato con suo figlio sotto un masso per il temporale; mi piace ricordarlo nella sua timidezza, costretto a salire su un palco che non era il suo; mi piace ricordare le sue ultime parole prima del Viaggio:

“David, domani si parte!”.

“Dove si va babbo?”.

“A girare il mondo!”.

Cos’altro è quell’istante se non un ultimo viaggio del mondo, un concerto di istanti non attesi che avvampano il cuore prima di incontrare gli occhi di Cristo? Una summa istantanea di memorie ed emozioni, l’ultimo respiro, l’ultimo battito del cuore. Sei arrivato alla fonte dell’Evento.

«Il Signore completerà per me l’opera sua;

Signore, il tuo amore è per sempre:

non abbandonare l’opera delle tue mani» (Salmo 138,8).

Il fuoco ha da ardere

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